Una madre che, pur di avere la figlia con sè, affitta un appartamento per il padre

La vicenda. Il Tribunale per i minorenni di Venezia, nell’ambito di un procedimento di affido minori, affidava la figlia di 8 anni ad entrambi i genitori disponendo la residenza della stessa nella casa familiare di Feltre (BL), di proprietà della madre e abitata dal padre.
La madre propone opposizione al decreto chiedendo che la bambina vada a vivere con lei a San Donà di Piave (comune situato a circa 100km da quello della casa familiare) in modo da potersi dedicare con «più serena dedizione alle necessità della figlia, continuando a svolgere la sua attività lavorativa (…) nella società di famiglia», affermando che l’ex coniuge non avrebbe subito «alcun apprezzabile danno dal fatto di recarsi a San Donà per stare con la figlia nella casa messa a sua disposizione dalla madre».

 

Un appartamento per il padre. La Corte d’Appello di Venezia ha accolto la domanda della donna ponendo quale unica condizione che ella stipuli un contratto di locazione di un appartamento nel medesimo comune di San Donà, appartamento che il padre «potrà e dovrà occupare nei periodi in cui starà con la figlia». Restano infatti ferme le modalità di esercizio del diritto di visita da parte del padre al quale la figlia è affidata in via prevalente dalla domenica sera al giovedì pomeriggio, dovendo egli – a questo punto – necessariamente “soggiornare” nella casa che verrà scelta dell’ex pur di poter esercitare i suoi diritti di genitore.
Secondo l’avvocato dell’uomo, la pronuncia impone «un vero e proprio obbligo di dimora in una casa affittata dalla madre e quindi scelta da lei». Annunciando il ricorso in Cassazione, l’avvocato aggiunge: «una decisione di questo tipo si ritiene abnorme e non degna di uno stato democratico in quanto viola libertà fondamentali del genitore intesto quale uomo».

Avv. Carlo Ioppoli – Presidente ANFI – Ass.ne Avvocati Familiaristi Italiani

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