SCAPPI DI CASA E PORTI VIA CON TE IL FIGLIO: NON TI ADDEBITANO LA SEPARAZIONE

Via di casa, lontano dal marito e portandosi appresso il figlio. La fuga della donna non è sufficiente però per addebitare a lei la separazione della coppia (Cassazione, ordinanza n. 25072, sez. VI Civile, depositata oggi).

 

Abbandono. Passaggio centrale in Corte d’Appello, dove i giudici, contrariamente a quanto deciso in Tribunale, escludono l’ipotesi che la rottura della coppia sia riconducibile ai comportamenti della donna.
Riflettori puntati, in particolare, sulla scelta compiuta dalla moglie, cioè andar via dalla casa condivisa col marito, portando con sé il figlio.
Per i Giudici non vi sono dubbi sull’episodio, ossia sull’«abbandono del domicilio familiare, con sottrazione del minore». Esso però non viene considerato decisivo nell’ottica della «rottura matrimoniale». Su questo fronte, in particolare, vengono posti in evidenza in Appello due elementi: primo, «il ricorso per separazione era stato depositato a ridosso dell’abbandono»; secondo, «il rapporto si era iniziato a logorare progressivamente fin dalla nascita del figlio».

 

Crisi. Inutili si rivelano ora le contestazioni proposte in Cassazione dal legale del marito. Anche per i Giudici del Palazzaccio, difatti, la fuga della donna non è catalogabile come causa esclusiva della crisi matrimoniale, poi sfociata nella separazione.
Condivisa in pieno, quindi, la linea di pensiero tracciata in Appello. Logico, in sostanza, sostenere che a rendere «intollerabile la prosecuzione del rapporto» non è stata la fuga messa in atto dalla moglie – resa ancor più grave dal fatto di aver portato con sé il figlio –, bensì il «logoramento», lento ma inesorabile, della vita di coppia.
In conclusione, «l’allontanamento dall’abitazione familiare» va considerata come una conseguenza di una crisi ormai irreversibile.