• 17 Aprile 2021

Associazione Nazionale Familiaristi Italiani

Avvocati e consulenti familiaristi a tutela della famiglia e dei minori

NON TI VA DI CERCARE UN LAVORO? BYE BYE ALL’ASSEGNO DIVORZILE

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Feb 8, 2021

Quasi 50 anni di età, buone condizioni di salute ma poca voglia di cercare un lavoro. Queste caratteristiche inchiodano la donna alle proprie responsabilità e giustificano la richiesta dell’ex marito, richiesta mirata a vedere revocato definitivamente il suo obbligo di versare un assegno divorzile all’ex moglie (Cassazione, ordinanza n. 2653/21, sez. VI Civile – 1, depositata oggi).

In Corte d’Appello l’uomo vede accolta la sua richiesta: i Giudici revocano l’assegno divorzile di 200 euro posto a suo carico e da versare mensilmente all’ex moglie. Decisiva, in questa ottica, la valutazione delle possibilità economiche e lavorative della donna.

Proprio su questo fronte il legale che rappresenta la donna contesta la decisione presa dai giudici di secondo grado e pone in evidenza, a sostegno dell’ipotesi del riconoscimento dell’assegno divorzile in favore della sua cliente, «il tenore di vita goduto dalla famiglia in costanza di matrimonio» e «l’aumento dell’età della donna» con conseguente «difficoltà di reinserimento nel mondo del lavoro, da cui si è allontanata circa venti anni fa».

Allo stesso tempo, il legale contesta la astratta valutazione di «idoneità all’attività lavorativa» della sua cliente, e poi aggiunge che, comunque, «anche ove ella avesse ripreso a svolgere attività lavorativa, ciò non le avrebbe potuto assicurare l’indipendenza economica».

Tutte le obiezioni proposte dall’avvocato della donna si rivelano però inutili. I Giudici della Cassazione, difatti, confermano la revoca dell’assegno divorzile, per la gioia, ovviamente, dell’ex marito.

In prima battuta viene osservato che in secondo grado si è considerato che «la famiglia godeva di un tenore di vita non elevato» e che la donna ha intrapreso «una convivenza more uxorio» con un nuovo compagno.

Centrale però è soprattutto il riferimento alle possibilità economiche e lavorative della donna.

Su questo fronte i Giudici della Cassazione condividono la linea tracciata in Appello, laddove si è «tenuto conto dell’età, non particolarmente avanzata, della donna (46 anni), dell’assenza di patologie o condizioni di salute ostative all’attività lavorativa – addetta alle pulizie – già svolta occasionalmente, nonché della situazione economica complessiva» e, infine, «di un atteggiamento rinunciatario della signora a trovare un’occupazione».

AVV. CARLO IOPPOLI – PRESIDENTE AVVOCATI FAMILIARISTI ITALIANI

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