Franchising della ex moglie? Non basta per ridurre il mantenimento

L’ex moglie si ricicla come piccola imprenditrice, aprendo un’attività in franchising, ma questo dato non è sufficiente per ridurre l’assegno di mantenimento in suo favore. Respinta definitivamente la richiesta presentata dall’ex marito (Cassazione, ordinanza n. 8745/91, sez. VI Civile – 1, depositata oggi).

 

Redditi. Chiuso ufficialmente il matrimonio, caratterizzato anche dalla nascita di due figli, i Giudici definiscono i rapporti tra i due ex coniugi. Più precisamente, la separazione viene addebitata all’uomo, che è anche obbligato a versare all’ex moglie 2mila euro al mese. Per lui c’è però anche una piccola vittoria: viene respinta, difatti, «la domanda risarcitoria promossa dalla donna».
L’uomo però non si accontenta e punta a vedere ulteriormente ridimensionata la cifra da dare all’ex moglie.
Ecco spiegato il ricorso in Cassazione, ricorso centrato sulla «attività economica» avviata dalla donna. Questo dato è ritenuto fondamentale dal marito, il quale sottolinea che «il diritto del coniuge di ricevere quanto è necessario al suo mantenimento è subordinato al fatto che egli non abbia adeguati redditi propri».
Questa obiezione però non è sufficiente, ribattono i Giudici del Palazzaccio, per mettere in discussione la valutazione compiuta in Appello, laddove si è considerata non rilevante «l’incidenza» – sulle condizioni patrimoniali» della donna – della «attività di decorazione di dolci da lei intrapresa in franchising».

AVV. CARLO IOPPOLI

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