FOCUS SULLA PAS: L’ALIENAZIONE PARENTALE

 

I problemi dei bambini che vivono il dramma della separazione non finiscono con la fine concreta dell’unione dei loro genitori, perché spesso vengono utilizzati come strumenti per eventuali rivendicazioni degli adulti, che covano sentimenti di rancore e rabbia l’uno verso l’altro o perché semplicemente considerati beni personali da salvaguardare e non perdere nella separazione. Prima degli anni ’70 il ricorso da parte dei genitori all’intervento giudiziario per l’affidamento dei figli risultava scarsamente frequente; a partire  da quegli anni, quasi in controtendenza, si assiste sia all’incremento delle  “dispute” giudiziarie in tema di affido minorile che all’aumento della conflittualità all’interno della coppia genitoriale, in particolare dai primi anni ’80.

Lo psichiatra infantile  e forense R. A. Gardner, membro  del Dipartimento di Psichiatria  Infantile della Columbia University di New York City, ha pubblicato nel 1985 un articolo, intitolato “Recent Trends in divorce and Custody Litigation”, in cui ha introdotto il termine “ Sindrome di Alienazione Parentale” (PAS) per indicare una “risposta distintiva del sistema familiare nella situazione di separazione giudiziaria”.

La definizione della sindrome descrive un disturbo che insorge essenzialmente nel contesto di controversie per l’affidamento dei figli. La sua principale manifestazione è la campagna di denigrazione da parte del bambino nei confronti di un genitore, una campagna che non ha una giustificazione, ma deriva dall’associazione tra l’indottrinamento da parte di uno dei genitori che programma e il contributo personale del minore alla denigrazione dell’altro genitore.

Il termine PAS (Parental Alienation Syndrome) indica pertanto una dinamica specifica all’interno del nucleo in frammentazione  o frammentato, in cui il figlio  diventa “allineato” con uno dei due genitori, in genere la madre, che viene definito  “genitore alienante”  o  “programmatore” (alienating  parent), mentre l’altro genitore, solitamente il padre, viene definito “genitore designato” (target parent). Il contributo attivo del minore risulta essere il criterio eziologico portante della Pas,  mentre l’associazione tra indottrinamento e rappresentazione costituirebbe il punto di partenza del processo di alienazione.

Gardner descrive otto criteri di identificazione e ciascuno di essi rimanda ad uno specifico comportamento osservabile.

Infatti il  livello di diagnosi della Pas è basato sul comportamento del minore e non sul grado di “indottrinamento” a cui potrebbe essere stato sottoposto. Il primo sintomo della sindrome è la “campagna di denigrazione”. In una situazione normale, ciascun genitore non consente che il figlio esibisca mancanza di rispetto e diffami l’altro; nella Pas, invece, il genitore programmante non mette in discussione questa mancanza di rispetto, ma può addirittura favorirla.

Di conseguenza il minore evidenzia astio nei confronti di un genitore in maniera quasi ossessiva. Questo comportamento denigrante sembra simile ad un vera e propria “litania”.

Il secondo criterio per la diagnosi  è la “razionalizzazione debole” cioè l’uso di deboli, superficiali ed assurde motivazioni da parte del bambino per spiegare la campagna di denigrazione verso il genitore non affidatario. Il terzo sintomo è rappresentato dalla mancanza di ambivalenza. Tutte le relazioni interpersonali umane sane, incluse quelle genitore-bambino, possono essere ambivalenti. Nella Pas, invece, il bambino non evidenzia sentimenti differenziati. Il parente odiato è “totalmente cattivo”, mentre quello alienante è “totalmente buono”.

Il quarto aspetto della sindrome  prende il nome di “fenomeno del pensatore indipendente” (“Indipendent Thinker”). Molti bambini, infatti, affermano con orgoglio e convinzione che i loro sentimenti di odio ed astio nei confronti del genitore alienato dipendano da loro stessi, che sono dunque l’esito di una loro decisione e tendono a negare qualsiasi contributo del genitore alienante.  Il quinto criterio è il supporto riflessivo del genitore amato all’interno del conflitto genitoriale, ovvero un appoggio quasi automatico al genitore amato.

Il minore manifesta una presa di posizione sempre e solo a favore del genitore affidatario. A questi segnali distintivi se ne aggiunge un altro particolarmente interessante: l’assenza totale del senso di colpa. Tutte le espressioni di disprezzo nei confronti del genitore eluso avvengono con noncuranza per i sentimenti del genitore alienato.

Un’altra manifestazione tipica  in tali dinamiche familiari è la presenza di “sceneggiature prestate”(“Borrowed scenarios”) che emerge dalla qualità dei contenuti nelle formulazioni del bambino.

Infatti, tali discorsi spesso sono contraddistinti da termini o frasi del tutto estranee ad un minore di quell’età. Infine, l’ultimo criterio della Pas è l’estensione dei sentimenti di astio  alla famiglia estesa del genitore alienato, che consiste nel rifiuto categorico della rete dei parenti del genitore “odiato”, soprattutto quando questi ultimi  si sono sempre presi cura dello stesso, dandogli frequenti conferme e gratificazioni sul piano psicologico: zii, nonni e cugini.

Secondo Gardner, un minore potrebbe manifestare la maggior parte di questi fattori e, nei casi più gravi, potrebbero essere addirittura manifesti tutti i criteri indicati.

Agli otto criteri si aggiungono altri quattro fattori: la difficoltà di transizione nei vari periodi di visita presso il genitore non affidatario, il comportamento del minore durante le visite e il relativo periodo di permanenza, il legame con il genitore alienante  e quello con il genitore alienato prima della separazione (Gardner R. A., 1998).

Il termine Pas indicherebbe quindi un quadro di relazioni molto articolato, quasi tentacolare, che tende ad andare oltre il contesto della relazione familiare conflittuale, estendendosi alle reti extrafamiliari, all’ambiente lavorativo, al sistema giuridico e psicosociale. Per questo occorre distinguere un contesto “ primario”, proprio del  nucleo familiare, ed un contesto “esteso” della Pas, dove poter evidenziare ed analizzare le possibili ripercussioni della dinamica alienante sugli altri sistemi di relazione, attigui allo specifico contesto familiare che si trova nella situazione critica della separazione.

Si conoscono tre principali livelli di gravità della sindrome osservati sul piano comportamentale: lieve, medio e grave.

L’aspetto principale sottolineato da Gardner è relativo alla descrizione di effetti di un clima coniugale “rovente” sul sottosistema figli.  Gli effetti di relazioni coniugali molto conflittuali, infatti, possono essere intensi e devastanti. In primo luogo, il minore rischia di essere coinvolto in una “gara di lealtà” senza una reale possibilità di vittoria, che crea solo confusione e disorientamento in una scelta di allineamento artificiale e coercitivo quando i buoni sentimenti del minore potrebbero essere genuinamente rivolti ad entrambi i genitori, anche se non più coniugi.

Inoltre il minore può creare uno spostamento nella valutazione della realtà e questa estremizzazione dei sentimenti e del piano di realtà può attivare vere e proprie distorsioni di realtà.

La gravità della Pas non deve far pensare alla sua irreversibilità e far disperare in una possibile guarigione. L’elaborazione di tecniche terapeutiche, consolidate attraverso studi di follow-up dimostra che la remissione della sintomatologia è possibile e che i bambini possono guarire. Tuttavia, riguardo all’atteggiamento di esperti, psicologi e giuristi, sull’esistenza o meno della sindrome  ad oggi non si può parlare di un’ uniformità di vedute.

La Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’ Adolescenza, nelle sue linee guida in tema di abuso sui minori, ha incluso la Pas tra le possibili forme di abuso psicologico, ma l’ex Presidente della Società Italiana di Psichiatria definisce la Pas “priva di presupposti clinici, di validità e di affidabilità”.

Allo stato attuale, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali  non riconosce la PAS come sindrome o malattia, infatti nella più recente edizione (DSM-5) del 2013 la Pas non viene neanche menzionata in ragione della sua ascientificità poichè non vi sono dati a sostegno, come era stato  già segnalato  dall’ APA nel 1996.

Dal canto loro, i Centri Antiviolenza si sono espressi in maniera critica in merito alla PAS. In un comunicato stampa dell’ottobre 2012 l’Associazione Nazionale D.i.Re “Donne in Rete contro la violenza”, che riunisce 80 Centri Antiviolenza, ha affermato che nelle situazioni di maltrattamento la diagnosi di PAS comporterebbe il rischio di ulteriori vittimizzazioni e maltrattamenti di donne e bambini.

Anche se negli ultimi decenni, la Pas è stata da più parti contestata e screditata in quanto priva di basi scientifiche e perché ritenuta responsabile di alterare le precarie dinamiche dei nuclei familiari disfunzionali, non si può negare che nelle separazioni altamente conflittuali si verifichino alcune forme di abuso emozionale e psicologico.

Difatti, spesso i figli assistono a liti esasperate tra genitori e famiglie d’origine e vengono esposti a critiche, recriminazioni e valutazioni più o meno realistiche sulle loro figure genitoriali. I ragazzi che si ritrovano ad assistere ogni giorno nella propria casa a continue scene di conflitto  possono sperimentare sensazioni di angoscia, ansia, rabbia, sensi di colpa, paura dell’abbandono e una serie di pensieri negativi che potrebbero alterare il processo di crescita emotiva e psicologica  e  che potrebbero  ripercuotersi  sulle loro scelte di vita futura.

Forti di tali consapevolezze, sarebbe auspicabile che i genitori coinvolti nel processo di separazione trovassero la volontà e la forza di superare i loro rancori personali in vista di un bene ancor più grande che è l’equilibrio psicofisico dei propri figli.

 

Dott.ssa Alessandra Bisanti

Psicologa, Psicoterapeuta cognitivo – comportamentale, Mediatrice Familiare, Sezione Distrettuale ANFI Lecce